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Medjugorje: la posizione della Chiesa

Cari amici,
in data 12/05/2019 Papa Francesco ha deciso di autorizzare i pellegrinaggi a Medjugorje. L’annuncio è stato dato dal visitatore permanente Henryk Hoser e dal nunzio apostolico in Bosnia Erzegovina Luigi Pezzuto.
Fin dal 1983 abbiamo sempre pensato e desiderato promuovere i pellegrinaggi a Medjugorje come “esperienze di fede” alla ricerca di Dio, nella più autentica devozione alla Beatissima Vergine Maria e abbiamo atteso docilmente le indicazioni che la Chiesa avrebbe voluto dare. Siamo stati quindi molto contenti quando nel 2017 Papa Francesco decise di inviare a Medjugorje Mons. Henryk Hoser come visitatore apostolico a carattere speciale e siamo ancora più felici oggi che ha deciso di autorizzare uffialmente i pellegrinaggi a Medjugorje.

Adesso pensiamo che nessuno possa più affermare che sia proibito andare a Medjugorje per i Sacerdoti e tantomeno per i Pellegrini. Come sempre la Rusconi Viaggi continuerà a promuovere “MEDJUGORJE” come sperimentato e privilegiato luogo di preghiera e fonte di Grazie spirituali, dove potersi riconciliare con Dio e con il prossimo e ritrovare la Pace del cuore.

Gli accompagnatori e i Sacerdoti presenti nei nostri pellegrinaggi hanno sempre cercato e cercheranno di aiutare i partecipanti ad incontrare il Signore mediante un cammino di conversione personale, nel pieno rispetto dei tempi e delle sensibilità di ciascuno, evitando forzature o fanatismi, quali la ricerca di “segni straordinari” o le eccessive curiosità nei confronti dei “veggenti”.

Articoli e aggiornamenti su Medjugorje

12/05/2019 - Papa Francesco autorizza i pellegrinaggi a Medjugorje

Di seguito l’articolo pubblicato da Andrea Tornielli direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede.

Città del Vaticano – Andrea Tornielli

Medjugorje, la fede mariana e la decisione del Pastore
L’autorizzazione dei pellegrinaggi è un segno di riconoscimento del bene che accade nella parrocchia-santuario, dove tante persone si riavvicinano ai sacramenti

È un dato di fatto che milioni di pellegrini in questi anni abbiano vissuto una significativa esperienza di fede recandosi a Medjugorje: lo attestano le lunghe file ai confessionali e le adorazioni eucaristiche serali nella grande chiesa parrocchiale senza un metro quadrato libero da fedeli inginocchiati. «Credo» che «a Medjugorje ci sia la grazia. Non si può negare. C’è gente che si converte», aveva detto il Papa dialogando nel 2013 con padre Alexandre Awi Mello mariologo e oggi segretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. In quella intervista, trasformata in un libro (È mia madre. Incontri con Maria, edizioni Città Nuova), Francesco metteva certo in guardia dal protagonismo dei veggenti e dal moltiplicarsi di messaggi e segreti. Ma senza mai disconoscere i frutti positivi dell’esperienza dei pellegrinaggi. Nella prefazione a quel libro, il teologo argentino Carlos María Galli aveva scritto: «Per Francesco la cosa più importante è la fede mariana del “santo popolo fedele di Dio”, che ci insegna ad amare Maria oltre la riflessione teologica. In quanto figlio e membro, come qualsiasi altro, del Popolo di Dio, Bergoglio – Francesco – partecipa del sensus fidei fidelium e si identifica con la profonda pietà mariana del popolo cristiano». È proprio per questo che, continuando a studiare il fenomeno Medjugorje e senza che vi sia un pronunciamento sull’autenticità delle apparizioni, il Papa ha inteso prendersi cura di chi affronta i disagi del viaggio per recarsi a pregare in quel luogo. Per questo aveva voluto un suo inviato permanente, un vescovo dipendente dalla Santa Sede, incaricato proprio della cura pastorale dei pellegrini. E sempre per questo adesso stabilisce di andare oltre quanto dichiarato più vent’anni fa dalla Congregazione per la dottrina della fede, che permetteva i pellegrinaggi a Medjugorje ma solo «in maniera privata». Ora invece le diocesi e le parrocchie potranno organizzare e guidare quei pellegrinaggi espressione della pietà mariana del popolo di Dio.

Fonte: Vaticannews.va
Autore: Andrea Tornielli

04/04/2019 - Intervista all'Arcivescovo Mons. Hoser

Di seguito l’intervista rilasciata ad Avvenire dell’arcivescovo mandato da Roma ad amministrare la parrocchia balcanica conosciuta in tutto il mondo: «Colpito dalle molte conversioni e dalle tante confessioni»

«Medjugorje è il segno di una Chiesa viva». L’arcivescovo Henryk Hoser, polacco, una vita passata con incarichi in Africa, Francia, Olanda, Belgio, Polonia, da quindici mesi è inviato di papa Francesco nella parrocchia balcanica conosciuta in tutto il mondo per le presunte apparizioni mariane cominciate il 26 giugno 1981 e – secondo alcuni dei sei presunti veggenti coinvolti – ancora in atto. Ha appena terminato un’affollata catechesi ai pellegrini italiani, nella grande “sala gialla” utilizzata anche per seguire le liturgie in videoconferenza, perché la pur grande chiesa è diventata insufficiente.

Una “Cattedrale” sorta inspiegabilmente in una campagna disabitata, ben prima delle apparizioni…
È stato un segno profetico. Oggi arrivano pellegrini da tutto il mondo, da 80 Paesi. Ogni anno ospitiamo quasi tre milioni di persone.

Come fotografa questa realtà?
Su tre livelli: il primo è locale, parrocchiale; il secondo è internazionale, legato alla storia di questa terra, dove troviamo croati, bosniaci, cattolici, musulmani, ortodossi; poi il terzo livello, planetario, con arrivi da tutti i continenti, in particolare giovani

Rispetto a questi fenomeni, sempre abbastanza discussi, ha una sua opinione?
Medjugorje non è più un luogo “sospetto”. Sono stato inviato dal Papa per valorizzare l’attività pastorale in questa parrocchia, che è molto ricca di fermenti, vive di un’intensa religiosità popolare, costituita, da una parte da riti tradizionali, come il Rosario, l’adorazione eucaristica, i pellegrinaggi, la Via Crucis; dall’altra dal profondo radicamento di importanti Sacramenti come, ad esempio, la Confessione.

Cosa la colpisce, rispetto ad altre esperienze?
Un ambiente che si presta al silenzio e alla meditazione. La preghiera si fa itinerante non solo nel percorso della Via Crucis, ma anche nel “triangolo” disegnato dalla chiesa di San Giacomo, dalla collina delle apparizioni (Croce blu) e dal monte Krizevac, sulla cui vetta dal 1933 c’è una grande croce bianca, voluta per celebrare, mezzo secolo prima delle apparizioni, i 1.900 anni dalla morte di Gesù. Queste mete sono elementi costitutivi del pellegrinaggio a Medjugorje. La maggior parte dei fedeli non viene per le apparizioni. Il silenzio della preghiera, poi, è addolcito da un’armonia musicale che fa parte di questa cultura, sobria, lavoratrice, ma piena anche di tenerezza. Vengono utilizzati molti brani di Taizè. Si crea, complessivamente, un’atmosfera che agevola la meditazione, il raccoglimento, l’analisi del proprio vissuto, e in definitiva, per molti, la conversione. Molti scelgono le ore notturne per salire al colle o anche al monte Krizevac.

Che rapporto ha con i “veggenti”?
Li ho incontrati, tutti. In un primo momento ne ho incontrati quattro, poi gli altri due. Ognuno di loro ha una sua storia, una sua famiglia. È importante, tuttavia, che siano coinvolti nella vita della parrocchia.

In che modo intende lavorare?
Soprattutto nella formazione. Certo, non è semplice parlare di formazione a persone che, con diversi tempi e modalità, testimoniano di ricevere messaggi da Maria da quasi 40 anni. Siamo tutti consapevoli di avere bisogno tutti, vescovi compresi, di formazione permanente, ancora più in un contesto comunitario. Una dimensione da rafforzare, con pazienza.

Vede rischi in questo accentuare il culto mariano?
No di certo. La pietas popolare, qui è centrata sulla persona della Madonna, Regina della Pace, ma rimane un culto cristocentrico, come anche il canone liturgico è cristocentrico.

Le tensioni con la diocesi di Mostar si sono attenuate?
Ci sono state incomprensioni sul tema delle apparizioni, noi abbiamo centrato i rapporti e soprattutto la collaborazione sul piano pastorale, da allora le relazioni si sono sviluppate senza riserve.

Che futuro vede per Medjugorje?
Non è facile rispondere. Dipende da tanti elementi. Posso dire cosa già è e come può rafforzarsi. Un’esperienza da cui escono 700 vocazioni religiose e sacerdotali indubbiamente rafforza l’identità cristiana, un’identità verticale, in cui l’uomo, attraverso Maria, si rivolge al Cristo risorto. A chiunque ci si confronti, offre l’immagine di una Chiesa ancora pienamente viva e in particolare giovane.

Può dirci in questi mesi cosa l’ha colpita di più?
La nostra è una chiesa povera, con pochi sacerdoti che si è spiritualmente arricchita grazie ai tanti preti che accompagnano i pellegrini. Non solo. Mi ha colpito un ragazzo australiano, alcolista, tossicodipendente. Qui si è convertito e ha scelto di diventare sacerdote. Mi colpiscono le confessioni. C’è chi viene appositamente qui anche solo per confessarsi. Mi colpiscono le migliaia di conversioni.

La svolta potrebbe avvenire anche da un riconoscimento di Medjugorje come delegazione pontificia?
Non lo escludo. L’esperienza dell’inviato della Santa Sede è stata accolta positivamente, come un segnale di apertura nei confronti di un’esperienza religiosa importante, diventata riferimento a livello internazionale.

Fonte: Avvenire
Autore: Vincenzo Varagona

22/07/2018 - Omelia dell'Arcivescovo Mons. Hoser

Eccellenza, Monsignore Nunzio Apostolico in Bosnia e Erzegovina,
Eccellenza, il Vescovo della diocesi di Mostar,
Reverendo Padre Provinciale,
Cari sacerdoti,
Persone della vita consacrata,
Cari fedeli della Parrocchia di Medjugorje,
Cari pellegrini,
Fratelli e Sorelle,
Dice il Signore: «Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo”.
Il Santo Padre, pastore universale della Chiesa, prende come sue queste parole del profeta. Ci invia lì, dove esiste e vive la gente, dove i fedeli si radunano cercando la luce di salvezza.
Oggi il Signore ci dà un incomparabile esempio e modello missionario: “Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”.
Il Santo Padre invia nel mondo intero gli apostoli e i missionari secondo l’ordine di Cristo: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 19-20).
Riuniti nella Santa Messa domenicale siamo dunque sensibili alle parole di San Paolo, apostolo delle nazioni. Lui dice allora: “voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo” “… Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini”.
A Medjugorje vengono i pellegrini da lontano, da circa 80 paesi del mondo. La distanza-lontano – significa allentamento spaziale misurato per i kilometri percorsi. Per percorrerli bisogna avere una motivazione ferma e decisa e anche disporre dei mezzi importanti per compiere i tanti viaggi.
Ma la parola “lontani” significa ancora un’altra cosa: significa una situazione esistenziale di tanti che si sono allontanati da Dio, da Cristo, dalla loro Chiesa e dalla luce che dà senso alla vita, per orientarla e darle lo scopo vitale degno, che vale la pena di essere vissuto.
Adesso possiamo capire meglio perché il Santo Padre ha inviato a Medjugorje il Visitatore Apostolico: la cura pastorale esige di assicurare un accompagnamento stabile e continuo della comunità parrocchiale di Medjugorje e dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio.
Questa missione concerne ugualmente non soltanto i lontani, ma pure i vicini. Questi anche in un duplice senso: vicini perché abitano da generazioni questo luogo e territorio; vicini perché sono i parrocchiani di Medjugorje; vicini perché sono da trenta sette anni i testimoni di tanti eventi di questa regione. In un altro senso, sono vicini anche tutti quelli che vivono una fede ardente e calorosa, che vogliono essere in contatto intimo e riconoscente con il Signore Risuscitato e Misericordioso.
Poniamo adesso la questione fondamentale: perché tanta gente si recca ogni anno a Medjugorje?
La risposta che si impone è questa: vengono per incontrare qualcuno: per incontrare Dio, incontrare Cristo, incontrare la Sua Madre. E poi scoprire la strada che conduce alla felicità di vivere nella casa del Padre e della Madre; finalmente per scoprire la strada mariana come quella più certa e sicura. È la strada del culto mariano che si svolge da anni qui, cioè “quel culto sacro, nel quale vengono a confluire il culmine della sapienza e il vertice della religione e che pertanto è compito primario del Popolo di Dio”.
Si tratta davvero di un culto cristocentrico, “perché da Cristo trae origine ed efficacia, in Cristo trova compiuta espressione e per mezzo di Cristo, nello Spirito, conduce al Padre” – diceva il Santo Padre Paolo VI.
Il Concilio Vaticano II sottolinea con forza che “le varie forme di devozione verso la Madre di Dio, che la Chiesa ha approvato entro i limiti della sana e ortodossa dottrina si sviluppino in armonica subordinazione al culto che si presta a Cristo e intorno ad esso gravitino come a loro naturale e necessario punto di riferimento” (Cfr. Conc. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 66: AAS 57 (1965), p.65).
E poi: “non è inutile ritornare, per dissipare dubbi e, soprattutto, per favorire lo sviluppo di quella devozione alla Vergine che, nella Chiesa, trae le sue motivazioni dalla Parola di Dio e si esercita nello Spirito di Cristo” (Cfr. Paolo VI Marialis Cultus).
Tale è la devozione popolare a Medjugorje: al centro la Santa Messa, l’adorazione di S. Sacramento, una massiva frequenza del sacramento della Penitenza, accompagnate dalle altre forme di pietà: il Rosario e la Via Crucis che fanno si che le pietre, prima ruvide, dei sentieri diventino lisce.
I pellegrini consacrano il loro tempo per essere presenti nello spazio di Medjugorje. A questo proposito il Santo Papa Giovani Paolo II diceva, “che come il tempo può essere scandito dai kairoì, momenti speciali di grazia, in modo analogo lo spazio possa essere segnato da particolari interventi salvifici di Dio. E questa, del resto, un’intuizione presente in tutte le religioni, nelle quali si trovano non solo tempi, ma anche spazi sacri, nei quali l’incontro col divino può essere sperimentato in modo più intenso di quanto non avvenga abitualmente nell’immensità del cosmo” (Lettera sul pellegrinaggio, 30.06.1999).
Medjugorje ci offre il tempo e lo spazio della grazia divina per intercessione della Beata Vergine Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, venerata qui con l’appellativo di “Regina della Pace”. Questo l’appellativo è ben conosciuto tramite le Litanie Lauretane. È vero, il mondo ha tanto bisogno di pace: la pace del cuore di ciascuno, la pace nella famiglia, la pace sociale e la pace internazionale, tanto desiderata da tutti, specialmente dai cittadini di questo paese, così provato dalla guerra dei Balcani. Promuovere la pace significa costruire una civiltà fondata sull’amore, sulla comunione, sulla fraternità, sulla giustizia, e quindi sulla pace e la libertà.
La Madonna, Madre del Principe della Pace annunziato dei profeti sia la nostra Protettrice, la nostra Regina, la nostra Madre. Amen

31/05/2018 - Nomina del Visitatore Apostolico a carattere speciale per Medjugorje

Comunicato della Sala Stampa:
Nomina del Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, 31.05.2018

In data 31 maggio 2018 il Santo Padre ha nominato S.E. Mons. Henryk Hoser, S.A.C., Arcivescovo-Vescovo emerito di Warszawa-Praga (Polonia), Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis.
Si tratta di un incarico esclusivamente pastorale, in continuità con la missione di Inviato Speciale della Santa Sede per la parrocchia di Medjugorje, affidata a Mons. Hoser l’11 febbraio 2017 e da lui conclusa nei mesi scorsi.
La missione del Visitatore Apostolico ha la finalità di assicurare un accompagnamento stabile e continuo della comunità parrocchiale di Medjugorje e dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio, le cui esigenze richiedono una peculiare attenzione.

Fonte: Bollettino Ufficiale Sala Stampa della Santa Sede

09/12/2017 - Medjugorje: culto autorizzato

Il Vaticano: “Nessuna decisione presa”
L’arcivescovo Hoser, inviato del Papa, afferma che «le diocesi possono organizzare pellegrinaggi ufficiali», lasciando intendere che una svolta è vicina. Francesco però non ha dato recenti istruzioni al riguardo.

 

di ANDREA TORNIELLI (VATICAN INSIDER)

 

«Il culto di Medjugorje è autorizzato. Non è proibito e non deve svolgersi di soppiatto. La mia missione consiste precisamente nell’analizzare la situazione pastorale e nel proporre delle migliorie», afferma monsignor Henryk Hoser, arcivescovo emerito di Varsavia-Praga in Polonia, inviato speciale di Papa Francesco per la pastorale del santuario di Medjugorje, in Bosnia-Herzegovina. Hoser ha rilasciato un’intervista ad Aleteia e le sue parole sono state considerate come un via libera al riconoscimento delle apparizioni che sarebbero avvenute dal 1981 e non ancora terminate, in un paesino che attira milioni di persone ogni anno.

 

«Da oggi, le diocesi e altre istituzioni possono organizzare pellegrinaggi ufficiali. Non ci sono più problemi – ha detto Hoser nell’intervista – Ma questa decisione dovrà essere presa dal Papa. Il dossier si trova ora negli uffici della Segreteria di Stato. Credo che a breve la decisione finale sarà presa».

Come si vede, monsignor Hoser parla di una decisione ancora da prendere – quella sulla possibile soprannaturalità del fenomeno – e di una decisione che sarebbe stata presa, vale a dire il via libera all’organizzazione di pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje. Per quanto riguarda i pellegrinaggi, nonostante i divieti, di fatto si sono sempre svolti e sarebbe anche difficile immaginare di proibire a dei fedeli di andare a pregare in una parrocchia. Medjugorje è stata peraltro visitata da vescovi e cardinali. L’affermazione «Da oggi le diocesi possono organizzare pellegrinaggi ufficiali» fa pensare ad una decisione presa di recente a questo proposito.

 

Dal Vaticano però fanno sapere che Papa Francesco «non ha dato di recente alcuna istruzione riguardante Medjugorje». Ciò ovviamente non significa che si opponga ai pellegrinaggi, tutt’altro. Significa però che al momento non sono state prese decisioni o date nuove istruzioni.

 

Come si sa, il Pontefice ha più volte espresso il suo apprezzamento per il lavoro svolto dalla commissione su Medjugorje guidata dal cardinale Camillo Ruini e composta da cardinali, teologi, esperti in mariologia. La commissione aveva concluso con un parere favorevole al riconoscimento della soprannaturalità delle prime 7 presunte apparizioni, avvenute tra il 24 giugno e il 3 luglio 1981, distinguendo nettamente queste da tutto ciò che è successo dopo (e che di fatto ancora continua). Inoltre la commissione sottolineava l’importanza di scorporare Medjugorje dalla diocesi di Mostar, creando una nuova diocesi o un santuario alle dirette dipendenze dalla Santa Sede.

 

L’iter della discussione sulle conclusioni della commissione Ruini è stato lungo. Non è un mistero che nella Congregazione per la dottrina della fede ci fossero delle opposizioni al riconoscimento della soprannaturalità. Papa Francesco ha ricevuto i pareri di tutti i cardinali e vescovi membri dell’ex Sant’Uffizio e bisogna attendere la sua decisione. Una decisione che, secondo Hoser, arriverà presto.

 

L’approccio di Bergoglio a questo come pure a fenomeni simili è sempre stato improntato alla priorità pastorale dell’accompagnamento dei fedeli e dei pellegrini. L’incarico di Hoser è stato proprio quello di verificare questo aspetto.

 

Fonte: Vatican Insider – La Stampa

19/05/2017 - ``A Medjugorje capimmo scientificamente che non era una truffa``

di ANDREA ZAMBRANO (La Nuova Bussola Quotidiana)

 

“I risultati delle indagini medico-scientifiche che operammo sui veggenti di Medjugorje ci hanno portato ad escludere la patologia o la simulazione e dunque un’eventuale truffa. Se si tratti di manifestazioni del divino non spetta a noi, ma noi possiamo certificare che non si trattò di allucinazioni né di simulazioni”. Il professor Luigi Frigerio arrivò per la prima volta a Medjugorje nel 1982 per accompagnare una paziente guarita da un tumore all’osso sacro. Le apparizioni erano iniziate da un anno appena, ma la fama di quel posto così sperduto dove si diceva che apparisse la Gospa, si era già iniziata a diffondere in Italia. Frigerio conobbe la realtà del paesino della Bosnia e venne incaricato dal vescovo di Spalato di avviare un’indagine medico scientifica sui sei ragazzini che asserivano di vedere e parlare con la Madonna.

 

Oggi, 36 anni dopo, nel pieno della diatriba su Medjugorje sì o no, che sta animando il dibattitto cattolico dopo le esternazioni di Papa Francesco, torna a riparlare di quell’attività di indagine che venne consegnata immediatamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede direttamente nelle mani del cardinal Ratzinger. Per confermare che non ci fu truffa e che le analisi vennero fatte nel 1985, dunque già in quella che, secondo la commissione Ruini, sarebbe la seconda fase delle apparizioni, quella più “problematica”. Ma soprattutto per ricordare che quegli studi non sono mai stati confutati da nessuno. Dopo anni di silenzio, Frigerio ha deciso di raccontare alla Nuova BQ come andò l’indagine sui veggenti.

 

Professore, da chi era composta l’equipe?
Eravamo un gruppo di medici italiani: io, che all’epoca ero alla Mangiagalli, Giacomo Mattalia, chirurgo alle Molinette a Torino, il prof. Giuseppe Bigi, fisiopatologo dell’Università di Milano, il dottor Giorgio Gagliardi, cardiologo e psicologo, Paolo Maestri, otorinolaringoiatra, Marco Margnelli, neurofisiologo, Raffaele Pugliese, Medico Chirurgo, il prof Maurizio Santini, neuropsicofarmacologo dell’Università di Milano.

 

Quali strumenti avete utilizzato?
Avevamo apparecchiature sofisticate già all’epoca: un algometro per studiare la sensibilità al dolore, due estesiometri corneali per toccare la cornea, un poligrafo multicanale, la cosiddetta macchina della verità per lo studio contemporaneo della frequenza respiratoria, della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e della resistenza dermocutanea e la portata vascolare periferica. Inoltre avevamo un apparecchio che si chiama Ampleid mk 10 per l’analisi delle vie uditive e oculari, un impedenzometro ampleid 709 dell’Amplfon per i riflessi uditi del nervo acustico, della coclea e del muscolo facciale. Infine alcune telecamere per lo studio della pupilla.

 

Chi vi incaricò di effettuare l’indagine?
L’equipe si forma nel 1984 dopo l’incontro con il vescovo di Spalato Frane Franic, sotto la cui metropolia dipende Medjugorje. Ci chiese uno studio, era sinceramente interessato a capire se quei fenomeni arrivassero da Dio. Ma l’ok arrivò da Giovanni Paolo II. Al mio ritorno in Italia il dott Farina insieme a padre Cristian Charlot parlarono con mons Paolo Knilica. Papa San Giovanni Paolo II invitò mons Knilica a scrivere una lettera di incarico che permise ai medici italiani di recarsi nella parrocchia di Medjugorie per queste rilevazioni. Tutto fu poi consegnato nelle mani di Ratzinger. Tenga presente che c’era ancora il regime titino, quindi per loro era indispensabile avere un’equipe di medici esterni.

 

Il vostro fu il primo gruppo medico a intervenire?
Contemporaneamente al nostro studio si stava svolgendo l’indagine di un gruppo francese coordinata dall’Università di Montpellier del professore Joyeux. Quel gruppo era nato su interessamento del celebre mariologo Laurentin. Si dedicarono principalmente agli studi elettroencefalografici. Questi esclusero forme di sonno o di epilessia, avevano dimostrato che il fondo dell’occhio e il sistema oculare era anatomicamente normale.

 

Quando avvennero le indagini?
Facemmo due viaggi: uno tra l’8 e il 10 marzo 1985, il secondo tra il 7 e il 10 settembre 1985. Nella prima fase studiammo il riflesso dell’ammiccamento spontaneo e il battito delle ciglia e la conseguente lubrificazione dell’occhio mediante la palpebra. Nel toccare la cornea capimmo che si poteva escludere scientificamente una qualche forma di simulazione, magari attraverso l’utilizzo di farmaci, perché subito dopo il fenomeno, la sensibilità dell’occhio ritornava sui valori normalissimi.
Ci colpì il fatto che cessavano gli ammiccamenti naturali dell’occhio prima di fissarsi su un’immagine. I sei veggenti avevano una discrepanza di un quinto di secondo, in posizioni diverse, nel fissare il medesimo punto dell’immagine con differenze impercettibili tra di loro, quindi in simultanea.

 

E nel secondo test di settembre?
Ci concentrammo sullo studio del dolore. Utilizzando l’algometro, che è una piastra d’argento di un centimetro quadrato che si surriscalda fino a 50 gradi, toccavamo la pelle prima del fenomeno, durante e dopo. Ebbene: prima e dopo i veggenti allontanavano le dita in una frazione di secondo, secondo i parametri, mentre durante il fenomeno, diventavano insensibili al dolore. Abbiamo provato a prolungare l’esposizione oltre i 5 secondi, ma fermammo per evitare loro delle ustioni. La reazione era sempre la medesima: insensibilità, nessun processo di fuga dalla piastra incandescente.

 

L’insensibilità si manifestava anche in altre parti del corpo sollecitate?
Toccando la cornea con una pesata minima di 4 milligrammi in fase normale, i veggenti chiudevano l’occhio immediatamente; in fase di fenomeno gli occhi rimanevano aperti nonostante sollecitazioni anche oltre i 190 milligrammi di pesata.

 

Significa cioè che il corpo resisteva a sollecitazioni anche invasive?
Sì. L’attività elettrodermica di questi ragazzi durante le manifestazioni era caratterizzata da una modifica progressiva e da un aumento della resistenza cutanea, l’ipertonia del sistema ortosimpatico si attenuava subito dopo l’evento, dai tracciati elettrodermici si notava un’assenza totale di resistenza elettriche cutanee. Ma questo si verificava anche quando utilizzavamo un pennino per ulteriori stimoli algici improvvisi o quando utilizzavamo un flash fotografico: l’elettrodermia si modificava, ma erano completamente insensibili alla circostanza. Appena terminata l’esposizione al fenomeno, i valori e le reazioni ai test erano perfettamente normali.

 

Fu per voi una prova?
Fu la prova che se esiste una definizione di estasi, cioè di essere distaccati da quella che è la circostanza, loro erano assolutamente e fisicamente assenti. E’ la stessa dinamica notata dal medico di Lourdes su Bernadette quando fece la prova della candela. Noi applicammo lo stesso principio con macchinari ovviamente più sofisticati.

 

Una volta redatte le conclusioni che cosa faceste?
Consegnai io personalmente al cardinal Ratzinger lo studio che fu molto dettagliato e corredato da fotografie. Andai in Congregazione per la Dottrina della fede dove ad attendermi c’era il segretario di Ratzinger, il futuro cardinal Bertone. Ratzinger stava ricevendo una delegazione di spagnoli, ma li fece attendere oltre un’ora per parlare con me. Gli illustrai sinteticamente il nostro lavoro poi gli chiesi che cosa ne pensasse.

 

E lui?
Mi disse: “E’ possibile che il divino si riveli all’umano attraverso l’esperienza dei ragazzi”. Mi accomiatò e sulla soglia gli chiesi: “Ma il papa come la pensa?”. Rispose: “Il Papa la pensa come me”. Tornato a Milano pubblicai un libro con quei dati.

 

Che cosa ne è del vostro studio ora?
Non lo so, però so che servì alla Congregazione e quindi alla Santa Sede per non vietare i pellegrinaggi. Il Papa voleva capire in via preliminare questo, per decidere eventualmente se bloccare i pellegrinaggi. Letto il nostro studio, decisero di non ostacolarli e di permetterli.

 

Crede che il vostro studio sia stato acquisito dalla commissione Ruini?
Credo di sì, ma non ho informazioni in merito.

 

Perché crede di sì?
Perché verificammo che i ragazzi erano attendibili e soprattutto nel corso degli anni nessuno studio successivo confutò le nostre risultanze.

 

Sta dicendo che nessuno scienziato è intervenuto per contraddire il vostro studio?
Esatto. La questione fondamentale era stabilire se in queste presunte visioni e apparizioni i veggenti credevano in ciò che vedevano o vedevano ciò che credevano. Nel primo caso la fisiologia del fenomeno è rispettata, nel secondo caso ci saremmo trovati di fronte a una proiezione allucinatoria di carattere patologico. Sul piano medico-scientifico fummo in grado di stabilire che questi ragazzi credevano in ciò che vedevano e questo fu un elemento da parte della Santa Sede per non chiudere lì questa esperienza e non proibire visite di fedeli.

 

Oggi si è tornati a parlare di Medjugorje dopo le parole del Papa. Se fosse vero che non si tratta di apparizioni significherebbe che saremmo di fronte ad una truffa colossale da 36 anni.
Sono in grado di escludere la truffa: non fummo autorizzati a fare il test del naloxone per vedere se si fossero drogati, ma c’erano evidenze elementari anche perché dopo un secondo tornavano ad avere dolore come gli altri.

 

Lei ha parlato di Lourdes. Vi siete attenuti alle metodologie di indagine del bureau medical?
Esattamente. Le procedure adottate furono le stesse. Di fatto eravamo un bureau medical in trasferta. Nella nostra equipe c’era il dottor Mario Botta, che faceva parte proprio della commissione medico-scientifica di Lourdes.

 

Che cosa pensa delle apparizioni?
Quello che posso dire è che certamente non c’è frode, non c’è simulazione. E che questo fenomeno non trova tutt’ora una spiegazione medico-scientifica valida. Il compito della medicina è escludere una patologia, che qui è stata esclusa. L’attribuzione di questi fenomeni a un evento soprannaturale non è compito mio, noi abbiamo solo il compito di escludere la simulazione o la patologia.

 

FONTE: La nuova bussola Quotidiana

16/05/2017 - Medjugorje: le conclusioni della relazione Ruini

Il documento che Papa Francesco apprezza: positivo sulle prime apparizioni, molto meno sulle attuali, propone di trasformare la chiesa in santuario pontificio. I dubbi della Congregazione per la dottrina della fede che ha discusso del fenomeno nel 2016.

 

di ANDREA TORNIELLI (VATICAN INSIDER)

 

Tredici voti favorevoli al riconoscimento della soprannaturalità delle prime 7 apparizioni di Medjugorje, un voto contrario e un voto sospensivo. La maggioranza di voti sospensivi e molti dubbi sulla continuazione del fenomeno delle apparizioni dalla fine del 1981 ad oggi. È questo il risultato finale del lavoro della commissione su Medjugorje istituita nel 2010 da Benedetto XVI e presieduta dal cardinale Camillo Ruini. Un documento a cui ha fatto riferimento Papa Francesco nel dialogo con i giornalisti sul volo di ritorno da Fatima, quando ha rivelato la distinzione tra le primissime apparizioni e il fenomeno successivo e ha detto: «Una commissione di bravi teologi, vescovi, cardinali. Bravi, bravi, bravi. Il rapporto-Ruini è molto, molto buono». Il segnale emerso dalle parole del Pontefice, com’è noto, è positivo circa i frutti spirituali e le conversioni («gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita»), ma è negativo per quanto riguarda le apparizioni che tutt’oggi continuano: «Io preferisco la Madonna madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora».

 

Una commissione voluta da Ratzinger
Dal 17 marzo 2010 al 17 gennaio 2014, per volontà di Benedetto XVI, veniva istituita una commissione presieduta da Ruini. Oltre all’ex presidente della Cei, vi hanno fatto parte i cardinali Jozef Tomko, Vinko Puljić, Josip Bozanić, Julián Herranz, e Angelo Amato. Insieme a loro lo psicanalista Tony Anatrella, i teologi Pierangelo Sequeri, Franjo Topić, Mihály Szentmártoni e Nela Gašpar, il mariologo Salvatore Perrella, l’antropologo Achim Schütz, il canonista David Jaeger, il relatore delle cause dei santi Zdzisław Józef Kijas, lo psicologo Mijo Nikić e l’officiale della dottrina della fede Krzysztof Nykiel. Hanno avuto il compito di «raccogliere ed esaminare tutto il materiale» su Medjugorje e di presentare «una relazione dettagliata» col relativo voto circa «la soprannaturalità o meno» delle apparizioni oltre a indicare le «soluzioni pastorali» più opportune. La commissione si è riunita 17 volte, ha vagliato tutta la documentazione depositata in Vaticano, nella parrocchia di Medjugorje e anche negli archivi dei servizi segreti dell’ex Jugoslavia. Ha ascoltato tutti i veggenti e i testimoni, e nell’aprile 2012 ha svolto un sopralluogo nel paesino dell’Erzegovina.

 

Giudizio positivo sulle prime apparizioni
La commissione ha rilevato una differenza molto netta tra gli inizi del fenomeno e il suo successivo sviluppo. E ha così deciso di esprimersi con due voti distinti sulle due diverse fasi: le prime 7 presunte apparizioni, avvenute tra il 24 giugno e il 3 luglio 1981, e tutto ciò che è successo dopo. I membri e gli esperti si sono espressi con 13 voti a favore del riconoscimento della soprannaturalità delle prime visioni. Un membro ha votato contro e un esperto ha espresso un voto sospensivo. La commissione sostiene che i sette ragazzi veggenti erano psichicamente normali, sono stati colti di sorpresa dall’apparizione, e in ciò che raccontano di aver visto non c’è stato alcun influsso esterno da parte dei francescani della parrocchia o di altri soggetti. Hanno resistito nel raccontare quanto avevano visto nonostante la polizia li avesse arrestati e minacciati di morte. La commissione ha anche scartato l’ipotesi di un’origine demoniaca delle apparizioni.

 

I dubbi sullo sviluppo del fenomeno  
Per quanto riguarda la seconda fase delle apparizioni, la commissione ha tenuto presente le pesanti interferenze dovute al conflitto tra il vescovo e i francescani della parrocchia, come pure al fatto che le apparizioni, preannunciate e programmate singolarmente per i veggenti non più in gruppo, siano proseguite con messaggi ripetitivi. Queste continuano, nonostante i ragazzi avessero detto che avrebbero avuto una fine, in realtà mai verificatasi. C’è poi il tema dei «segreti» dal sapore apocalittico che i veggenti affermano essere stati rivelati a loro dall’apparizione. Su questa seconda fase la commissione ha votato in due tempi. Una prima volta prendendo in considerazione i frutti spirituali di Medjugorje ma lasciando da parte il comportamento dei veggenti. Qui 3 membri e 3 esperti affermano esserci effetti positivi, 4 membri e 3 esperti effetti misti in prevalenza positivi e altri 3 membri effetti misti, positivi e negativi. Se invece oltre ai frutti spirituali si tiene conto del comportamento dei veggenti, 8 membri e 4 esperti ritengono che non ci si possa esprimere, mentre altri due membri hanno votato contro la soprannaturalità.

 

La soluzione pastorale  
Dopo aver rilevato come i veggenti di Medjugorje non siano mai stati adeguatamente seguiti dal punto di vista spirituale, e aver osservato che essi da tempo non formano più un gruppo, la commissione si è pronunciata a favore della fine del divieto di pellegrinaggi organizzati a Medjugorje (13 tra membri ed esperti su 14 presenti) e ha votato a maggioranza in favore della costituzione a Medjugorje di «un’autorità dipendente dalla Santa Sede» e per la trasformazione della parrocchia in santuario pontificio. Una decisione dettata da motivi pastorali – la cura dei milioni di pellegrini che arrivano, evitare che si formino «chiese parrallele», chiarezza sulle questioni economiche – che non implicherebbe il riconoscimento della soprannaturalità delle apparizioni.

 

I dubbi della Dottrina della fede
Ne ha parlato Francesco sull’aereo. La Congregazione per la dottrina della fede guidata dal cardinale Gerhard Ludwig Müller ha espresso dei dubbi sul fenomeno e anche sulla relazione Ruini, considerata un autorevole contributo da confrontare con altri pareri e documenti. Nel 2016 si è svolta una «Feria IV», la riunione mensile dei membri del dicastero, convocata per discutere il caso Medjugorje e la relazione Ruini. Ognuno dei cardinali e vescovi che ne sono membri ha ricevuto il testo della commissione ma anche altro materiale in possesso della Congregazione per la dottrina della fede. Nel corso della riunione è stato chiesto ai membri di produrre i loro pareri. Papa Francesco, non volendo che la relazione Ruini, da lui apprezzata, venisse messa «all’asta», ha però stabilito che i pareri dei membri della Feria IV fossero inviati direttamente a lui. E questo è puntualmente avvenuto.

 

La decisione di Francesco
Il Papa, dopo aver esaminato la relazione Ruini e i pareri dei membri della Congregazione per la dottrina della fede ha deciso di affidare all’arcivescovo polacco Henryk Hoser, una missione da «inviato speciale della Santa Sede» per «acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale» a Medjugorje e «soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio» per «suggerire eventuali iniziative pastorali per il futuro». Entro l’estate 2017 consegnerà i risultati del suo lavoro e il Papa prenderà una decisione.

 

FONTE: Vatican Insider – La Stampa

30/03/2017 - Medjugorje: Mons. Hoser è arrivato a Medjugorje

Il 30 marzo è giunto a Medjugorje Mons. Henryk Hoser, come inviato speciale di Papa Francesco.

Il 1° aprile nella chiesa parrocchiale di San Giacomo Mons. Hoser ha presieduto la S. Messa serale e ha fatto una lunga omelia in francese.
Riportiamo alcuni passaggi di questa omelia al termine della quale è seguito un caloroso e prolungato applauso di tutta l’assemblea.

«Maria ci accompagna, ci segue, partecipa alle nostre sofferenze ed alla nostra Passione, se noi l’affrontiamo nella prospettiva di Dio.
Lei cerca il modo di salvarci, di condurci alla conversione. Dobbiamo sentire la sua presenza spirituale.
Noi, soprattutto qui, la chiamiamo “Regina della pace”. Nelle Litanie della Santa Vergine Maria, la invochiamo come “Regina” una dozzina di volte, e l’invocazione in cui la definiamo “Regina della pace” è quasi alla fine.
Maria è Regina: noi contempliamo i misteri gloriosi del Rosario ed anche la sua incoronazione a Regina del Cielo e della terra.
Lei, dunque, condivide le caratteristiche del Regno di suo Figlio come Creatore del Cielo e della terra; anche il di Lei Regno è, quindi, universale.
Lei è dovunque ed il suo culto è ovunque autorizzato. Noi le rendiamo grazie anche per la sua costante presenza accanto a ciascuno di noi.
La Regina della pace è il frutto della conversione: Lei introduce la pace nel nostro cuore, e quindi noi diveniamo persone pacifiche in seno alle nostre famiglie, in seno alla nostra società, in seno al nostro paese.
La pace è minacciata nel mondo intero: il Santo Padre Francesco ha detto che la terza guerra mondiale “a pezzi” c’è già! Queste sono le guerre più terribili, le guerre civili, quelle tra gli abitanti di uno stesso paese.
Miei cari fratelli e sorelle, io ho vissuto in Ruanda, in Africa, per ventuno anni. Nel 1982 vi sono state là delle apparizioni della Santa Vergine Maria, nelle quali Ella, circa dieci anni prima che avvenisse, ha predetto il genocidio in Ruanda.
A quel tempo nessuno capiva nulla di quel messaggio. Quello è stato un genocidio che ha poi causato un milione di vittime in tre mesi. Le apparizioni della Santa Vergine Maria là sono già state riconosciute. Lei là si è presentata come “Madre della Parola, Madre del Verbo eterno”, anche in prospettiva di una mancanza di pace.
Questo culto, che qui è così intenso, è estremamente importante e necessario per il mondo intero. Preghiamo per la pace, perché oggi le forze distruttive sono immense: la corsa agli armamenti non smette di crescere, i giovani sono in lotta, le famiglie sono in lotta, la società è in lotta.
Ci occorre un intervento del Cielo, e la presenza della Santa Vergine è uno di questi interventi. E’ un’iniziativa di Dio. Io vorrei dunque incoraggiarvi e confortarvi, in quanto Inviato Speciale del Papa: propagate nel mondo intero la pace, per mezzo della conversione del cuore!
Il più grande miracolo di Medjugorje sono le confessioni. Il Sacramento del Perdono e della Misericordia è un Sacramento di risurrezione. Oggi cinquanta preti hanno confessato, mettendosi a servizio del popolo.
Ho viaggiato per molti anni nei paesi dell’Occidente: in Belgio, in Francia… Vi dico che la Confessione è scomparsa, che la Confessione individuale non esiste più, salvo qualche singola eccezione.
Il mondo si sta inaridendo, i cuori si stanno chiudendo, il male sta aumentando ed i conflitti si stanno moltiplicando: dobbiamo essere, dunque, apostoli della Buona Novella della conversione e della pace nel mondo.
Qui ho sentito quelle parole secondo cui quelli che non credono sono coloro che non hanno ancora sentito l’amore di Dio. Infatti, chi tocca l’amore di Dio e la sua misericordia, non può resistervi. Noi siamo, dunque, testimoni di Colui che salva le vite, di Colui che salva il mondo.
I frati francescani mi hanno detto che qui vengono pellegrini da ottanta paesi del mondo. Questo invito si è quindi diffuso fino ai confini della terra, come aveva detto Cristo inviando i suoi apostoli.
Voi siete dunque i testimoni dell’amore di Cristo, dell’amore di sua Madre e dell’amore della Chiesa. Che Dio vi renda forti e vi benedica. Amen
».

 

[Traduzione corretta di Krizan Brekalo]
Fonte: Laura Marcazzan Budimir

11/02/2017 - Medjugorje: un inviato del Papa per le esigenze dei fedeli

Francesco nomina il vescovo polacco Hoser: nessuna nuova indagine sulle apparizioni, ma avrà l’incarico di suggerire «iniziative pastorali per il futuro»

 

di ANDREA TORNIELLI (VATICAN INSIDER)

 

Il Papa nomina un suo «inviato speciale» a Medjugorje. Ma non per fare un supplemento d’inchiesta sulle apparizioni mariane iniziate nel 1981 e non ancora interrotte, come ipotizzato da alcune anticipazioni. Al centro delle preoccupazioni di Francesco ci sono i tantissimi pellegrini che visitano la parrocchia e il luogo delle prime apparizioni nel paesino dell’Erzegovina divenuto un centro mariano tra i più frequentati del mondo.

 

«In data 11 febbraio 2017 il Santo Padre – si legge nel comunicato della Segreteria di Stato vaticana – ha incaricato» monsignor Henryk Hoser, arcivescovo-vescovo di Warszawa-Praga (Polonia), «di recarsi a Medjugorje quale inviato speciale della Santa Sede».

Subito dopo la nota chiarisce i motivi della nomina e ne circoscrive gli obiettivi, smentendo quanti ritenevano che Bergoglio volesse nuove indagini dopo quelle approfondite e durante cinque anni, concluse nel 2015 dalla commissione di porporati ed esperti guidati dal cardinale Camillo Ruini.

«La missione – si legge ancora nel comunicato – ha lo scopo di acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale di quella realtà e, soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio e, in base ad esse, suggerire eventuali iniziative pastorali per il futuro. Avrà, pertanto, un carattere esclusivamente pastorale». È da sottolineare l’espressione «esclusivamente pastorale», che spiega bene le finalità dell’incarico di Hoser, il quale non dovrà fare lo 007 della Congregazione per la dottrina della fede, ma dovrà entrare nel merito dei problemi pastorali da anni presenti a Medjugorje.

 

Non è un mistero che un atavico contrasto contrappone i francescani al clero secolare e al vescovo della diocesi competente, che è quella di Mostar. Il vescovo precedente, Pavao Zanic, come pure l’attuale, Ratko Peric, sono profondamente contrari alle apparizioni. Una delle conclusioni alle quali era arrivata la commissione Ruini riguardava proprio i problemi pastorali. Tra le proposte quella di trasformare la parrocchia di Medjugorje in santuario alle dirette dipendenze della Santa Sede. Un’altra possibilità era invece quella di smembrare il territorio di Medjugorje dalla diocesi di Mostar per riesumare una vecchia diocesi soppressa.

 

Con la nomina di oggi si conferma l’atteggiamento di Papa Francesco nei confronti di questi fenomeni. Nonostante abbia più volte messo in guardia dalla morbosa attenzione verso i «messaggi» e i «segreti» attribuiti alla Madonna, che in alcuni casi finisce per distogliere alcuni fedeli dal cuore del messaggio evangelico, Bergoglio mostra grande rispetto per ciò che avviene in questi luoghi. E nel caso di Medjugorje, milioni di persone vi sono transitate e vi ritornano, partecipando a intense esperienze spirituali e in molti casi scoprendo la fede o ritrovando la fede perduta.

 

Per quanto riguarda il fenomeno e la sua origine, la commissione Ruini aveva concluso suggerendo un pronunciamento favorevole al riconoscere la natura soprannaturale delle primissime apparizioni mariane, sospendendo invece il giudizio su tutto ciò che è venuto dopo. Com’è noto, secondo il racconto dei veggenti – ragazzi nel frattempo diventati adulti – la Madonna dopo essere apparsa sulla collina vicina al paese e poi nella chiesa parrocchiale, continuerebbe ad apparire loro ad orari o giorni prestabiliti ovunque essi si trovano.

 

Le conclusioni della commissione Ruini, che aveva valutato un’enorme mole di documenti, analizzato tutti i messaggi, ascoltato tutti i testimoni e più volte gli stessi veggenti, era stata consegnata a Francesco nel 2014. Da allora il dossier è passato alla Congregazione per la dottrina della fede. Il Papa stesso, durante il volo di ritorno da Sarajevo, aveva detto ai giornalisti che Ruini aveva fatto «un bel lavoro», annunciando una imminente discussione del caso all’ex Sant’Uffizio. Ma da allora non ci sono più state novità.

 

Il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke ha sottolineato che «la missione dell’inviato speciale è un segno di attenzione del Santo Padre verso i pellegrini. Lo scopo non è inquisitorio, ma strettamente pastorale. L’inviato non entrerà nella questione delle apparizioni mariane, che sono di competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede, e sarà in contatto con il vescovo diocesano, i frati minori francescani – ai quali è affidata la parrocchia di Medjugorje – e con i fedeli del luogo». Quindi ha concluso: «È una missione per i pellegrini, non è contro nessuno».

 

Il segnale della nomina del vescovo polacco indica dunque qual è la priorità del Pontefice: le esigenze dei pellegrini, la loro cura pastorale. Monsignor Hoser, conclude la nota vaticana «continuerà ad esercitare l’ufficio di arcivescovo-vescovo di Warszawa-Praga» ed è previsto che «completi il suo mandato entro l’estate prossima».

 

FONTE: Vatican Insider – La Stampa

Indice e archivio documenti

MEDJUGORJE DOCUMENTI – INDICE

 

♦ LA DICHIARAZIONE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELL’EX JUGOSLAVIA A PROPOSITO DI MEDJUGORJE
♦ DISPOSIZIONI SU MEDJUGORJE
♦ DISCORSO SU MEDJUGORJE DURANTE LA VI. SESSIONE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA
♦ IL VESCOVO FRANCESE E LA CONGREGAZIONE DEL VATICANO A PROPOSITO DI MEDJUGORJE
♦ E’ UFFICIALMENTE CONSENTITO AI SINGOLI DI RECARSI IN VISITA A MEDJUGORJE
♦  DICHIARAZIONE DEL PORTAVOCE DELLA SANTA SEDE DR.JOAQUIN NAVARRO-VALLS RELATIVA AI PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE
♦ LA CONGREGAZIONE DELLA DOTTRINA DELLA FEDE SU MEDJUGORJE

LA DICHIARAZIONE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELL’EX JUGOSLAVIA A PROPOSITO DI MEDJUGORJE

Durante la seduta ordinaria della conferenza episcopale italiana svoltasi a Zara dal 9 all’11 aprile 1991 è stata adottata la seguente

DICHIARAZIONE

I vescovi sin dall’inizio seguono le apparizioni di Medjugorje tramite il vescovo della diocesi, la commissione episcopale e la commissione della conferenza episcopale jugoslava per Medjugorje.

Sulla base delle ricerche sin qui compiute non è possibile affermare che si tratta di apparizioni e fenomeni soprannaturali.

Tuttavia, i numerosi credenti che arrivano a Medjugorje provenienti da vali luoghi e spinti da motivi religiosi e di altro genere hanno bisogno dell’attenzione e della cura pastorale innanzitutto del vescovo della diocesi e poi anche di altri vescovi così che a Medjugorje e con Medjugorje si possa promuovere una sana devozione verso la Beata Vergine Maria, in armonia con l’insegnamento della Chiesa. A tal fine i vescovi forniranno adeguate indicazioni liturgico-pastorali e tramite la commissione continueranno a seguire e a far luce sugli avvenimenti di Medjugorje.

Zara, 10 aprile 1991
I vescovi jugoslavi


DISPOSIZIONI SU MEDJUGORJE

Articolo di fondo apparso su Glas Koncila, Zagabria, 5 maggio 1996

L’ultima dichiarazione dei vescovi cattolici jugoslavi su Medjugorje è il classico esempio della prassi millenaria di provata ragionevolezza della Chiesa. Si dimostra che la Chiesa rispetta i fatti, misura attentamente le proprie competenze e che tiene soprattutto al bene spirituale dei credenti.

 

E’ noto in tutto il mondo il fatto che a Medjugorje, grazie alle voci di apparizioni della Madonna, arrivino già da un decennio credenti e curiosi provenienti da tutti i continenti. E’ per il fatto che qui appare e dà i Suoi messaggi la Madre di Dio? I vescovi, prestando grande attenzione ai confini delle proprie competenze, dichiarano che “in base alle ricerche fino ad ora compiute non è possibile dare una conferma”.

 

Il contenuto ed il senso di questa affermazione devono essere analizzati a due livelli. In questo caso il primo livello è che il contenuto di queste possibili rivelazioni private non può essere ricondotto ai contenuti dichiarati ed imprescindibili della fede. Pertanto nè i vescovi, nè lo stesso Papa hanno l’autorità di giungere alla conclusione che qui sia davvero apparsa la Vergine, ma non hanno neppure l’autorità per impedire ai fedeli di crederlo. Il magistero della Chiesa è assolutamente inconfutabile solo quando afferma che qualcosa si trova o non si trova nell’ambito di quella Rivelazione che la Chiesa ha ricevuto fino alla fine dell’epoca degli apostoli, che si trova nella Bibbia e che viene trasmessa. Quanto non è inserito nella Bibbia e negli insegnamenti non può essere proclamato dal magistero della Chiesa dottrina della fede, nè contenuto di una fede obbligatoria. Pertanto solo degli ingenui possono aspettarsi che i vescovi risolvano la questione di Medjugorje in modo da farci sapere esattamente quello in cui dobbiamo o non dobbiamo credere.

Ma allora per quale motivo si eseguono delle indagini tanto accurate? Perchè sono tenuti a dichiarare che quello che lì accade e da lì viene proclamato è in armonia con tutte le verità religiose annunciate e con la dottrina morale. Dichiarando che non vi sono contraddizioni, che questi messaggi e rivelazioni concordano con la dottrina e la morale cristiana essi, essendo i maggiori responsabili all’interno della Chiesa, possono dichiarare che non vi sono ostacoli alla presenza di pellegrini in questo luogo, nè allo sviluppo di una vita spirituale improntata a questi messaggi. Dall’altro lato essi avrebbero anche il dovere di scoprire eventuali inganni e mettere fine agli abusi. L’affermazione in proposito contenuta nella nuova Dichiarazione dimostra che le indagini in questo senso proseguono ancora.

La maggior parte della Dichiarazione dimostra che i nostri vescovi prendono atto innanzitutto del gran numero di pellegrini e curiosi a Medjugorje e ritengono sia proprio dovere fare in modo che queste masse ricevano in quel luogo corretti insegnamenti religiosi, una catechesi contemporanea e ortodossa e che si accostino correttamente e degnamente ai sacramenti ed in particolar modo che la devozione mariana di Medjugorje di sviluppi in armonia con la fede cristiana. Questa posizione è la vera novità del documento. E’ necessario attendere, come lo stesso documento dice, adeguate direttive liturgico-pastorali per i grandi pellegrinaggi a Medjugorje. In questo modo si realizza una vecchia proposta, evidenziata anche nella Glas Koncila, che cioè la cura dei vescovi per Medjugorje si realizzi in due commissioni. Una dovrebbe continuare ad analizzare se si tratta o meno di apparizioni e rivelazioni soprannaturali e la seconda si occuperebbe del corretto e sano spirito ecclesiastico dei raduni di Medjugorje. E’ realmente possibile che la prima di queste commissioni prosegua a lungo le sue ricerche e che alla fine decida di non rivelare la sua decisione finale, ma la cura dei pellegrini non può essere procrastinata poichè essi continuano ad arrivare.

 

Per numerose persone devote in tutto il mondo questa dichiarazione potrebbe semplificare le questioni di coscienza. Cioè coloro che, spinti da un impulso religioso, vengono a Medjugorje da questo momento sanno che questi grandi raduni saranno seguiti in modo regolare e responsabile dai discendenti degli apostoli.


DISCORSO SU MEDJUGORJE DURANTE LA VI. SESSIONE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA

Sarajevo, VII (CX), 3, Sarajevo 1996, pag. 171.

Il 2 e 3 luglio 1996 a Sarajevo si è tenuta la VI. sessione della Conferenza Episcopale della Bosnia ed Erzegovina. Vi hanno partecipato tutti i suoi membri: il presidente, Cardinale Vinko Puljic, il vescovo di Banja Luka Franjo Komarica, il vescovo di Mostar Ratko Peric ed il vescovo ausiliario di Sarajevo Pero Sudar. Di questa seduta riportiamo solo il testo relativo all’apparizione della Vergine nella parrocchia di Medjugorje.

 

“Il Vescovo di Mostar ha informato la conferenza sulle lettere ufficiali della Congregazione per la dottrina della fede inviate a due vescovi francesi in merito ai pellegrinaggi a Medjugorje. Nelle lettere si dice tra le altre cose che i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje, intesa come luogo di autentiche apparizioni della Vergine, non possono essere organizzati nè a livello parrocchiale, nè diocesano, poichè questo sarebbe in contraddizione con quanto affermato dai vescovi della ex-Jugoslavia nella propria dichiarazione del 10 aprile 1991 (cfr. Glas Koncila, 30-6-1996). I vescovi hanno preso atto di questa posizione della Chiesa per la gestione delle proprie diocesi.”


IL VESCOVO FRANCESE E LA CONGREGAZIONE DEL VATICANO A PROPOSITO DI MEDJUGORJE

Il vescovo di Langres in Francia, monsignor Léon Taverdet si è rivolto alla sede apostolica il 14 febbraio 1996 per chiedere quale fosse la posizione della Chiesa relativamente alle apparizioni di Medjugorje e se fosse consentito recarsi in pellegrinaggio in quel luogo. La Congregazione della Santa Sede per la dottrina della fede ha dato la propria risposta il 23 marzo 1996 tramite il proprio segretario Tarcisio Bertone. Riportiamo integralmente la sua risposta.

 

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE – Vaticano, 23 marzo 1996 – N. prot. 154/81-01985

Sua Eccellenza,

con la Sua del 14 febbraio 1996 ci ha chiesto quale fosse l’attuale posizione della Chiesa relativamente alle presunte “apparizioni di Medjugorje” e se fosse consentito ai fedeli cristiani recarsi in pellegrinaggio in quel luogo.

A riguardo mi fa piacere informarla che i vescovi della ex Jugoslavia nella propria Dichiarazione di Zara del 10 aprile 1991 hanno stabilito quanto segue relativamente alla veridicità delle apparizioni in oggetto:

“… Sulla base delle ricerche finora compiute, non si può affermare che si tratti di apparizioni o fenomeni soprannaturali.

Tuttavia, i numerosi pellegrini che giungono a Medjugorje spinti dalla fede e da altri motivi richiedono l’attenzione e la cura pastorale del vescovo della diocesi, ma anche di altri vescovi, affinchè a Medjugorje possa essere incoraggiata una devozione verso la Beata Vergine Maria in armonia con l’insegnamento della Chiesa.

A tale scopo i vescovi forniranno anche particolari direttive liturgico-pastorali. Inoltre la Commissione tramite loro continuerà a seguire ed analizzare tutti gli avvenimenti di Medjugorje.”

 

Da quanto appena detto consegue che i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje, intesa come luogo di autentiche apparizioni della Vergine, non possono essere organizzati nè a livello parrocchiale, nè diocesano, poichè questo sarebbe in contraddizione con quanto affermato dai vescovi della ex-Jugoslavia nella suddetta dichiarazione.

 

Sua Eccellenza, vogliate gradire i miei più cari saluti.
Tarcisio Bertone


 E’ UFFICIALMENTE CONSENTITO AI SINGOLI DI RECARSI IN VISITA A MEDJUGORJE

Catholic News Service

Sebbene il Vaticano non abbia mai detto ai cattolici che non possono recarsi a Medjugorje, ha detto ai vescovi che le loro parrocchie e le loro diocesi non possono organizzare pellegrinaggi ufficiali sul luogo in cui si verificherebbero le apparizioni della Vergine, questo è quanto ha dichiarato il portavoce del Vaticano.

 

“Non si può dire alla gente di non andare fino a quando non si dimostrerà che le apparizioni sono false. Questo non è ancora stato dimostrato e dunque chiunque voglia andare può farlo – il portavoce Joaquin Navarro-Valls ha dichiarato all’agenzia di stampa cattolica (Catholic News Service) il 21 agosto.

 

Ha aggiunto che quando un cattolico si reca lì in buona fede ha diritto ad un’assistenza spirituale; la Chiesa dunque non impedisce ai sacerdoti di guidare i viaggi a Medjugorje in Bosnia-Erzegovina organizzati da laici, così come non vieta loro di accompagnare i gruppi di cattolici che desiderano recarsi nella Repubblica Sudafricana.

 

Navarro-Valls ha ribadito che “nulla è cambiato” nella posizione del Vaticano rispetto a Medjugorje.

 

Agli inizi di giugno un giornale francese ha riportato degli stralci di una lettera sui pellegrinaggi a Medjugorje scritta dal segretario della congregazione vaticana per la dottrina e la fede in risposta allla domanda di un vescovo francese.

 

La lettera dell’arcivescovo Tarcisio Bertone della congregazione per la dottrina e la fede riportava una dichiarazione del 1991 dei vescovi dell’ex-Jugoslavia nella quale si dice che dopo le ricerche allora effettuate “non è possibile confermare se si tratti di apparizioni e fenomeni soprannaturali”. “Tuttavia – dissero i vescovi e lo ha ripetuto l’arcivescovo Bertone – in base a quello che è stato detto si evince che i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje, il presunto luogo delle apparizioni della Vergine Maria, non possono essere organizzati nè a livello parrocchiale, nè di diocesi, poichè ciò sarebbe in contrasto con quanto dichiarato dai vescovi della ex-Jugoslavia nella citata dichiarazione.”

 

Navarro-Valls ha dichiarato: “Quando si legge quanto scritto dall’arcivescovo Bertone si potrebbe pensare che d’ora in poi tutto è vietato e che i cattolici non hanno la possibilità di recarsi a Medjugorje.”

 

In realtà “non è cambiato nulla e nulla di nuovo è stato detto” – ha dichiarato il portavoce dell’agenzia di stampa cattolica (CNS). “Il problema sta nel fatto che se si organizzano dei pellegrinaggi, li si organizza con la chiesa e con il vescovo, dando in questo modo un verdetto canonico sugli avvenimenti di Medjugorje – che la Chiesa non ha ancora emesso.” “Questo è diverso dall’andare in gruppo sotto la guida di un sacerdote che potrebbe poi anche eseguire le confessioni” – ha aggiunto il portavoce. Navarro-Valls ha affermato che tutto questo spiega perchè “purtroppo quello che l’arcivescovo Bertone ha detto potrebbe essere interpretato in senso restrittivo. La Chiesa o il Vaticano hanno detto “no” a Medjugorje? No”.


LA DICHIARAZIONE DEL PORTAVOCE DELLA SANTA SEDE DOTT. JOAQUIN NAVARRO-VALLS RELATIVAMENTE AI PELLEGRINAGGI A MEDJUGORJE

“Per quanto riguarda questo argomento, la posizione non è cambiata”.

Come è già stato detto precedentemente, in questi casi è necessario rispettare la diretta competenza degli ordinari locali.

In rapporto a questo i vescovi dell’ex Jugoslavia hanno dichiarato il 10 aprile 1991: “… Sulla base delle ricerche fino ad ora compiute non è possibile confermare che si tratti di apparizioni e rivelazioni soprannaturali. Tuttavia, il gran numero di pellegrini provenienti da ogni parte che si recano a Medjugorje spinti da motivi religiosi e di altro tipo richiedono l’attenzione e la cura spirituale innanzitutto del vescovo della diocesi e poi anche degli altri vescovi in modo che a Medjugorje e con Medjugorje si promuova una devozione nei confronti della Beata Vergine Maria in armonia con l’insegnamento della Chiesa…”.

Viene quindi ribadita l’assoluta esigenza di approfondire e riflettere, come pure di pregare, per tutto quello che si riferisce al presunto fenomeno soprannaturale in attesa del verdetto definitivo.”

Bollettino, n. 233, 19 giugno 1996.


LA CONGREGAZIONE DELLA DOTTRINA DELLA FEDE SU MEDJUGORJE

La Congregazione della Dottrina della Fede in una lettera a mons. Gilbert Aubry, vescovo di La Rèunion, ha fatto con chiarezza il punto su Medjugorje. Il vescovo l’ha ricevuta il 24 giugno e l’ha resa al clero e ai religiosi della sua diocesi il 25 giugno. Perché vengano a conoscenza dell’ ultima posizione di Roma e, se necessario farla conoscere anche ai fedeli (lettera circolare n. C003).

 

CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI
Città del Vaticano, Palazzo del S. Uffizio
Pr. N. 154/81.06419
26 maggio 1998
A Sua Eccellenza Mons. Gilbert Aubry
vescovo di Saint-Denis de la Rèunion

 

Eccellenza,

Con la lettera del 1 gennaio 1998 voi sottoponete a questo Dicastero diverse questioni concernenti la posizione della Santa Sede e del vescovo di Mostar, in riferimento alle cosidette “apparizioni” di Medjugorje, ai pellegrinaggi privati o alla cura pastoraledei fedeli che si recano in quel luogo. Al riguardo, considerando impossibile rispondere a ciascuna delle domande fatte da vostra Eccellenza, tengo anzitutto a precisare che non è norma della Santa Sede assumere, in prima istanza, una posizione propria diretta su supposti fenomeni sopranaturali.

 

Questo dicastero perciò che concerne la credibilità delle “apparizioni” in questione, si attiene semplicemente a ciò che è stato stabilito dai vescovi della ex-Jugoslavia nella dichiarazione di Zara del 10.04.1991: “Sulla base delle indagini finora condotto, non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o di rivelazioni soprannaturali”. Dopo la divisione della Jugoslavia in diverse nazioni indipendenti, spetterebbe ora ai membri della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina riprendere eventualmente in esame la questione ed emettere, se il caso lo richiede, nuove dichiarazioni.

 

Quello che Mons. Peric’ ha affermato in una lettera al Segretario Generale di “Famille Chrètienne”, cioè che “La mia convinzione e posizione non è solo Non consta della soprannaturalità ma ugualmente quella di consta della non soprannaturalità delle apparizioni o rivelazioni di Medjugorje” deve essere considerata espressione di una convinzione personale del Vescovo di Mostar, il quale, in quanto ordinario del luogo, ha tuttti i diritti di esprimere ciò che è e rimane un suo parere personale.

 

In fine, per quanto concerne i pellegrinaggi a Medjugorje che si svolgono in maniera privata, questa Congregazione ritiene che sono permessi a condizione che non siano considerati come una autenticazione degli avvenimenti in corso e che richiedono ancora un esame da parte della Chiesa.

 

Mons. Tarcisio Bertone
(Segretario della Congregazione presieduta dal Card.Ratzinger)

 

Ne consegue dunque che:

  1. Le dichiarazioni del vescovo di Mostar riflettono solo la sua oppinione personale. Di conseguenza esse non sono un giudizio definitivo e ufficiale della Chiesa.
  2. Tutto è rinviato alla dichiarazione di Zara, che lascia la porta aperta a future indagini. Nel frattempo essa permette i pellegrinaggi privati con accompagnamento pastorale dei fedeli.
  3. Una nuova Commissione verrà senza dubbio nominata.
  4. Nel frattempo tutti i pellegrini cattolici possono recarsi a Medjugorje.
  5. Non possiamo che rendere grazie per un chiarimento così atteso.

 

P. Daniel Ange