ARMENIA

Culla del Cristianesimo

Perchè andare in pellegrinaggio in Armenia

Situata all’incrocio di grandi vie storiche, l’Armenia ha una storia antichissima, intessuta di leggende e miti. Il Cristianesimo, adottato come religione ufficiale già nel 301 d.C., ha plasmato la cultura armena così profondamente da permearne il paesaggio stesso, disseminato di khachkar e antichi monasteri nascosti in scenari naturali mozzafiato.
Il fascino dell’Ararat (e non solo)
Sono diverse e significative le ragioni che motivano un pellegrinaggio alla scoperta di una terra ricca di storia, di cultura e di fede come l’Armenia. Collocata nella regione montuosa del Caucaso, a cavallo tra Asia ed Europa, come tutte le zone di confine presenta un’identità ricca e peculiare: dall’Armenia passava, tra l’altro, l’antica Via della Seta che collegava il Vecchio continente all’Estremo Oriente.
I paesaggi che si alternano nelle varie aree del Paese sorprendono il visitatore per la loro varietà: distese di verde intenso, ma anche profonde vallate rocciose, spazi sconfinati e angoli che richiamano le immense steppe dell’Asia centrale. Universalmente noto, a motivo del racconto biblico, è il vulcano Ararat che, con i suoi 5.137 metri, rappresenta la cima più alta dell’intera regione: anche se attualmente appartiene alla Turchia, l’Ararat – dove, secondo quanto si legge in Genesi 8,4, si posò l’arca di Noè al termine del Diluvio universale – è storicamente considerato territorio armeno. Nel corso dei secoli sono state tentate diverse spedizioni sul monte alla ricerca dell’arca, nessuna delle quali ha portato a ritrovamenti attendibili. Tuttavia l’Ararat conserva intatto, anche oggi, il suo fascino.

La proposta Rusconi Viaggi

L’itinerario proposto dalla Rusconi viaggi permette di toccare le principali mete turistiche e religiose dell’Armenia, di gustare i suoi paesaggi e di immergersi – grazie anche alla qualità e alla preparazione delle guide che supportano i pellegrini – nella peculiarità di una terra forgiata da un’eredità cristiana inconfondibile.
La prima tappa è la capitale Yerevan, che presenta la caratteristica impronta architettonica di stile sovietico. Tra i luoghi più significativi, oltre ai monumenti del centro città, l’Istituto dei manoscritti antichi Matenadaran e il Memoriale e museo del genocidio armeno. Tappa obbligata è poi Etchmiadzin, cuore del cristianesimo armeno e sede del Catholikòs: secondo la tradizione, la cattedrale si erge sul luogo che Cristo stesso – disceso dal cielo – avrebbe indicato a san Gregorio l’Illuminatore per costruirvi il primo luogo di culto del Paese.
La visita comprende, inoltre, una serie di antichi monasteri, tra i quali i più significativi sono senza dubbio quelli di Haghpat e Sanahin, capolavori dell’architettura medievale armena immersi in paesaggi suggestivi. Importantissimi centri culturali tra il X e il XIII secolo, oggi sono riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Un altro importante monastero che i pellegrini troveranno nel loro itinerario è quello di Khor Virap, edificato sul luogo dove fu tenuto prigioniero san Gregorio l’Illuminatore e dal quale al visitatore è offerta una splendida vista sul Monte Ararat.
In tema di bellezze naturali, da segnalare la sosta al lago Sevan, chiamato la “perla dell’Armenia”. Collocato a circa 2.000 metri di altitudine, il lago incanta per il panorama suggestivo e per la sua estensione (ben 1.300 kmq, il triplo del Lago di Garda). A completare il tour, la visita al tempio ellenistico di Garni, unico luogo di culto pagano sopravvissuto all’avvento del cristianesimo in Armenia.

Diciassette secoli di cristianesimo

In tempi recenti l’Armenia è tornata ad essere una Repubblica indipendente, dopo i lunghi anni durante i quali (dal 1922 al 1991) ha fatto parte dell’Unione Sovietica. Ma questa terra vanta una storia antichissima: gli armeni infatti rappresentano uno dei sottogruppi più antichi del ceppo indoeuropeo e le prime forme della loro civiltà risalgono a migliaia di anni prima di Cristo.
Quel che più interessa il pellegrino di oggi, però, è la storia cristiana di questa terra. Secondo la tradizione, la Chiesa apostolica armena venne istituita da due dei Dodici, san Giuda e san Bartolomeo, che predicarono il Vangelo attorno alla metà del primo secolo. Il cristianesimo ha plasmato la cultura armena in modo tanto significativo da permearne il paesaggio stesso: khachkar (croci di pietra che fungono da cippi funerari) e antichi monasteri punteggiano gli incantevoli scenari naturali.
Nel 301 l’Armenia fu la prima nazione ad abbracciare il cristianesimo come religione di Stato. La Chiesa armena è indipendente dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa, dopo aver subito la scomunica nel Concilio di Calcedonia nel 451. Guidata dal catholikòs Karekin II, conta oltre 2 milioni e mezzo di fedeli (sui circa 3 milioni di abitanti della Repubblica) e di fatto, anche se esiste una piccola e vivace comunità cattolica armena, è lei a custodire l’identità cristiana del popolo. Nonostante la divisione, le relazioni ecumeniche, in particolare, con la Chiesa cattolica sono molto buone, come dimostrano sia il viaggio compiuto da Bergoglio in Armenia nel 2016 e l’attribuzione – effettuata da papa Francesco l’anno prima – del titolo di dottore della Chiesa a san Gregorio di Narek, una delle “colonne” della Chiesa apostolica armena. Sacerdote e monaco, Gregorio di Narek è stato un teologo insigne e uno dei più importanti poeti della letteratura armena; grande devoto della Vergine Maria, a lei dedicò alcuni componimenti. Una sua statua, nell’aprile 2018, è stata collocata in Vaticano, a sottolineare l’importanza di questa figura “ponte” fra Occidente e Oriente.

Una storia segnata dal martirio

La conversione dell’Armenia alla fede cristiana, che ha avuto in Gregorio l’Illuminatore la figura di maggior spicco, è stata accompagnata dalla coraggiosa testimonianza di fede e dal martirio. Secondo il racconto di uno storico, nella battaglia di Avarayr (451 d.C.) contro un re che voleva imporre al popolo una religione straniera, i soldati armeni furono esortati con queste parole: «Chi credeva che il cristianesimo fosse per noi come un abito, ora saprà che non potrà togliercelo come non ci può togliere il colore della pelle».
Il martirio ha segnato la storia del popolo armeno anche in tempi recenti, a cavallo tra il XIX e XX secolo: oggi, dopo un lungo silenzio durato decenni, sappiamo che la pulizia etnica che colpì il popolo armeno nel 1915-16 fu il primo genocidio dell’età contemporanea, tuttora censurato dalla Turchia: una pagina terribile di storia, che ha ispirato molti libri, tra i quali il famoso “La masseria delle allodole” di Antonia Arslan, portato sul grande schermo dai fratelli Taviani. Sulla Collina delle rondini, a Yerevan, il Memoriale del genocidio (Tsitsernakaberd, in lingua locale), costruito nel 1967, rende onore al milione e mezzo di armeni sterminati nel giro di pochi mesi per ordine del regime ottomano dei Giovani turchi.
Anche nei momenti più tragici della storia armena, la fede ha rinsaldato e sostenuto la coscienza del popolo, alimentando uno spirito combattivo cui – tante volte nel corso della storia – il popolo armeno ha dovuto fare ricorso per difendere la propria identità e indipendenza (tuttora l’Armenia è in conflitto con l’Azerbaigian per il controllo del territorio del Nagorno-Karabakh). Un messaggio, questo, che ancora oggi l’Armenia consegna a tutto il mondo.

Partenze

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